17 dicembre 2007
Christmas time again
03 dicembre 2007
Time Zones
Anni fa un festival come questo ha ospitato David Sylvian e Robert Fripp insieme in un piccolo auditorium, così come ha consentito al solo David Sylvian di incantare il pubblico del Palatour Perla (sono daccordo, il nome fa schifo...), ed ha fatto conoscere al pubblico italiano il genio di Ryuichi Sakamoto quando per tutti era solo un tipo strambo che faceva le colonne sonore per i film con Duca Bianco. Cercare al limite la musica possibile vuol dire a volte sbagliare, trovar eil brutto o l'improbabile, il difficile, ma quale garanzia ci può essere di miglior ricerca se non quella che i risultati saranno giudicati con l'occhio del tempo ? Chi avrebbe mai permesso a Charlie Parker di suonare dopo averlo sentito per la prima volta ? E quante mazzate ha forse preso il povero Ornette Coleman dai clubs del Texas prima di essere riconosciuto per quell'innovatore che è stato acclamato la scorsa estate anche qui, a Monopoli, in un concerto memorabile ? La verità è che i concerti di Time Zones non sono tutti belli, e ci si può solo innamorare della musica che ci passa dentro oppure odiarla a morte. Questo marchio da vent'anni garantisce alle orecchie di chi si reca ad ascoltare la garanzia di poter seguire, volendo, una nuova direzione, di cercare e trovare un altro suono o perfino di ascoltare per la prima volta consapevolmente il silenzio... Anche quest'anno è stato così, il festival burlone, si è mosso ai limiti, ma forse si è appiattito un po' su alcuni generi, su un sound più ortodosso, direi elitario, perché la musica è tanta. Penso a quello che porta in giro Dee Dee Bridgewater che ha risuscitato un interesse autentico per la musica Marienne di origine africana, passata anche lei questa estate dalla Puglia (Mavù). Il Time Zones non stupisce più come una volta, ma ha selezionato i propri orecchi più affezionati ed ha preso una direzione. Forse avrebbe potuto guardare più lontano, ma anche queste scelte, filologicamente inappuntabili, sono figlie di una direzione artistica coerente. E la rispetto.
Quello che Bobby Previte (foto) ha suonato con i suoi amici presi da ogni angolo d'Europa (compresa Bari...) è stato ad esempio un concerto che non si può definire in modo compiuto. Semplicemente energia allo stato puro, libertà e rigore, soffio e urlo. Gianluca Petrella ha fatto la sua parte, ma come comprimario tra grandi. Previte ha sicuramente dominato, senza risparmiarsi. E in barba a chi pensa che certo free si possa suonare ad minchiam tutte le parti erano scritte, e non in gesti, diminuenendo o altro, nossignore, erano crome, minime e semibiscrome con tutte le pause al posto giusto. Il caro vecchio pentagramma insomma.
Ad averne concerti così.
E festival di questa fattura...
All'anno priossimo.
01 dicembre 2007
e di sicuro ci sarà tempo...
Allora andiamo, tu ed io,
Quando la sera si stende contro il cielo
Come un paziente eterizzato disteso su una tavola;
Andiamo, per certe strade semideserte,
Mormoranti ricoveri
Di notti senza riposo in alberghi di passo a poco prezzo
E ristoranti pieni di segatura e gusci d'ostriche;
Strade che si succedono come un tedioso argomento
Con l'insidioso proposito
Di condurti a domande che opprimono...
Oh, non chiedere « Cosa? »
Andiamo a fare la nostra visita.
Nella stanza le donne vanno e vengono
Parlando di Michelangelo.
La nebbia gialla che strofina la schiena contro i vetri,
Il fumo giallo che strofina il suo muso contro i vetri
Lambì con la sua lingua gli angoli della sera,
Indugiò sulle pozze stagnanti negli scoli,
Lasciò che gli cadesse sulla schiena la fuliggine che cade dai camini,
Scivolò sul terrazzo, spiccò un balzo improvviso,
E vedendo che era una soffice sera d'ottobre
S'arricciolò attorno alla casa, e si assopì.
E di sicuro ci sarà tempo
Per il fumo giallo che scivola lungo la strada
Strofinando la schiena contro i vetri;
Ci sarà tempo, ci sarà tempo
Per prepararti una faccia per incontrare le facce che incontri;
Ci sarà tempo per uccidere e creare,
E tempo per tutte le opere e i giorni delle mani
Che sollevano e lasciano cadere una domanda sul tuo piatto;
Tempo per te e tempo per me,
E tempo anche per cento indecisioni,
E per cento visioni e revisioni,
Prima di prendere un tè col pane abbrustolito
Nella stanza le donne vanno e vengono
Parlando di Michelangelo.
E di sicuro ci sarà tempo
Di chiedere, « Posso osare? » e, « Posso osare? »
Tempo di volgere il capo e scendere la scala,
Con una zona calva in mezzo ai miei capelli -
(Diranno: « Come diventano radi i suoi capelli! »)
Con il mio abito per la mattina, con il colletto solido che arriva fino al mento,
Con la cravatta ricca e modesta, ma asseríta da un semplice spillo -
(Diranno: « Come gli son diventate sottili le gambe e le braccia! »)
Oserò
Turbare l'universo?
In un attimo solo c'è tempo
Per decisioni e revisioni che un attimo solo invertirà
Perché già tutte le ho conosciute, conosciute tutte: -
Ho conosciuto le sere, le mattine, i pomeriggi,
Ho misurato la mia vita con cucchiaini da caffè;
Conosco le voci che muoiono con un morente declino
Sotto la musica giunta da una stanza più lontana.
Così, come potrei rischiare?
E ho conosciuto tutti gli occhi, conosciuti tutti -
Gli occhi che ti fissano in una frase formulata,
E quando sono formulato, appuntato a uno spillo,
Quando sono trafitto da uno spillo e mi dibatto sul muro
Come potrei allora cominciare
A sputar fuori tutti i mozziconi dei miei giorni e delle mie abitudini? .
Come potrei rischiare?
E ho già conosciuto le braccia, conosciute tutte -
Le braccia ingioiellate e bianche e nude
(Ma alla luce di una lampada avvilite da una leggera peluria bruna!)
E' il profumo che viene da un vestito
Che mi fa divagare a questo modo?
Braccia appoggiate a un tavolo, o avvolte in uno scialle.
Potrei rischiare, allora?-
Come potrei cominciare?
. . . . . . . . . . . .
Direi, ho camminato al crepuscolo per strade strette
Ed ho osservato il fumo che sale dalle pipe
D'uomini solitari in maniche di camicia affacciati alle finestre?...
Avrei potuto essere un paio di ruvidi artigli
Che corrono sul fondo di mari silenziosi
. . . . . . . . . . . . .
E il pomeriggio, la sera, dorme così tranquillamente!
Lisciata da lunghe dita,
Addormentata... stanca... o gioca a fare la malata,
Sdraiata sul pavimento, qui fra te e me.
Potrei, dopo il tè e le paste e, i gelati,
Aver la forza di forzare il momento alla sua crisi?
Ma sebbene abbia pianto e digiunato, pianto e pregato,
Sebbene abbia visto il mio capo (che comincia un po' a perdere i capelli)
Portato su un vassoio,
lo non sono un profeta - e non ha molta importanza;
Ho visto vacillare il momento della mia grandezza,
E ho visto l'eterno Lacchè reggere il mio soprabito ghignando,
E a farla breve, ne ho avuto paura.
E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto,
Dopo le tazze, la marmellata e il tè,
E fra la porcellana e qualche chiacchiera
Fra te e me, ne sarebbe valsa la pena
D'affrontare il problema sorridendo,
Di comprimere tutto l'universo in una palla
E di farlo rotolare verso una domanda che opprime,
Di dire: « lo sono Lazzaro, vengo dal regno dei morti,
Torno per dirvi tutto, vi dirò tutto » -
Se una, mettendole un cuscino accanto al capo,
Dicesse: « Non è per niente questo che volevo dire.
Non è questo, per niente. »
E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto,
Ne sarebbe valsa la pena,
Dopo i tramonti e i cortili e le strade spruzzate di pioggia,
Dopo i romanzi, dopo le tazze da tè, dopo le gonne strascicate sul pavimento
E questo, e tante altre cose? -
E' impossibile dire ciò che intendo!
Ma come se una lanterna magica proiettasse il disegno dei nervi su uno schermo:
Ne sarebbe valsa la pena
Se una, accomodandosi un cuscino o togliendosi uno scialle,
E volgendosi verso la finestra, dicesse:
« Non è per niente questo,
Non è per niente questo che volevo dire. »
. . . . . . . . . . .
No! lo non sono il Principe Amleto, né ero destinato ad esserlo;
Io sono un cortigiano, sono uno
Utile forse a ingrossare un corteo, a dar l'avvio a una scena o due,
Ad avvisare il principe; uno strumento facile, di certo,
Deferente, felice di mostrarsi utile,
Prudente, cauto, meticoloso;
Pieno di nobili sentenze, ma un po' ottuso;
Talvolta, in verità, quasi ridicolo -
E quasi, a volte, il Buffone.
Divento vecchio... divento vecchio...
Porterò i pantaloni arrotolati in fondo.
Dividerò i miei capelli sulla nuca? Avrò il coraggio di mangiare una pesca?
Porterò pantaloni di flanella bianca, e camminerò sulla spiaggia.
Ho udito le sirene cantare l'una all'altra.
Non credo che canteranno per me.
Le ho viste al largo cavalcare l'onde
Pettinare la candida chioma dell'onde risospinte:
Quando il vento rigonfia l'acqua bianca e nera.
Ci siamo troppo attardati nelle camere del mare
Con le figlie del mare incoronate d'alghe rosse e brune
Finché le voci umane ci svegliano, e anneghiamo.
28 novembre 2007
cara amica, il tempo prende il tempo da...
27 ottobre 2007
tuto sbagliato, tutto darrifàre
23 ottobre 2007
coronavirus
11 agosto 2007
L'imprevisto
Insomma ragazzi, il posto anzi i posti che ho avuto modo di vedere valgono di gran lunga il viaggio, rocce rosse e graniti grigi, sabbia nera e colorata, fiumi con pesci lunghi un avambraccio, pini alti decine e decine di metri, monti alti oltre 2700 m, temperature sempre miti, nessuno per silometri (se scegli la strada giusta…), paesaggi lunari, deserti (vedi sotto), ricchi pascoli e animali allo stato brado (cavalli, mucche, capre, maiali, cinghiali, lepri, rapaci...), laghi, torrenti, acque cristalline turchesi, blu, celesti, lattiginose e trasparenti, per tutti i gusti. La gente... a me il francese (come lingua) è sempre piaciuto, direi che in bocca ad una donna la fa immediatamente diventare estremamente interessante ai miei occhi ;-) ho potuto conversare con Sebastien il pioniere della viticoltura biologica (Dio che vermentino!), e sua madre, il ritratto di Segolene... con Nathalie, e Mimi la cuoca, e tutti i mototuristi che come me salutavano, lampi di fari e dita a V..., e Joao il chitarrista cantautore Brasiliano vagamondo che ho incontrato sulla nave con cui abbiamo suonato fino all'una di notte (il giorno dopo sveglia alle cinquemezza…), e ora siamo fratelli.
Senza l'imprevisto sarebbe forse stato diverso.
Ora Janiça torna a parlarmi come prima, la lancetta sale, il tachimetro gira. Al prossimo viaggio mi sa che stacco il cavo prima di partire ;-)
07 agosto 2007
15 luglio 2007
Corsica
odi ed amo
26 maggio 2007
io non volevo parlare di politica
06 maggio 2007
Ponza
23 aprile 2007
A Gianluca e Adele
mi guardava e sorrideva
aveva riso in bocca e in cielo
e tutto intorno al suo bel velo
lei abbracciava il mondo intero
noi, vecchi amici dignitosi
rassettati per gli sposi
poco importa se i cognati
sono tutti separati
poco importano i dolori
non son spine senza fiori
vino ed ostriche guarnite
ma ho male a un fianco e la colite
è dura amarsi a pranzo e cena
senza un massaggio per la schiena
Vedo e penso avanti a Dio
avrei voluto andarci anch'io
un sogno amato, accarezzato
un inganno al celibato
e invece affoga nel palato
l'ultima notte che ho passato
fumo e baci da bar
stracci nel letto
vetri nel petto
Geffer, pillole e goldoni
son souvenir delle stagioni
che hanno il vuoto dentro il frigo,
che hanno il Maalox per amico
un amico che è sposato
mangerò il suo minestrone
aspetterò la primavera
e i suoi confetti di virtù...
[Vinicio Capossela - Il mio amico ingrato - (Camera a Sud, 1994)]
07 aprile 2007
midnight special
Torna l'estate e la stagione della musica live si avvicina, Jack tira fuori il suo suono migliore, quest'anno mi spreco: tre chitarre tre, per ogni concerto, ho deciso. Tre suoni diversi. Alla fine della stagione, forse sceglierò l'eletta... intanto vi presento il contrabbasso, on the left! (qui a Barletta, prima del concerto di Brad Mehldau con Kurt Rosenwinkel e Joshua Redman... ragazzi che concerto!) Cheers! ;-)
04 aprile 2007
un po' di sano populismo!
Vorrei essere libero come un uomo.
Come un uomo appena nato
che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco
con la gioia di inseguire un'avventura.
Sempre libero e vitale
fa l'amore come fosse un animale
incosciente come un uomo
compiaciuto della propria libertà.
La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.
Vorrei essere libero, libero come un uomo.
di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio
solamente nella sua democrazia.
Che ha il diritto di votare
e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare
ha trovato la sua nuova libertà.
La libertà non è star sopra un albero
non è neanche avere un'opinione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.
La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.
Vorrei essere libero, libero come un uomo.
che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura
con la forza incontrastata della scienza
con addosso l'entusiasmo
di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero
sia la sola libertà.
La libertà non è star sopra un albero
non è neanche un gesto o un'invenzione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.
La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.
25 marzo 2007
il ghiaccio sulle gemme schiuse
03 marzo 2007
11 febbraio 2007
un giardino sul mare
25 gennaio 2007
Passione
21 gennaio 2007
Keep on running

a caso ?
Je vis, je meurs, je me brule et me noie,
J'ai chaud extreme en endurant froidure,
La vie m'est et trop molle et trop dure
J'ai grands ennuis entremelés de joie.
Tout à coup, je ris et je larmoie,
et en plaisir maint grief tourment j'endure;
mon bien s'en va, et à jamais il dure,
tout en un coup je sèche et je verdoie.
Ainsi Amour inconstamment me mène.
Et quand je pense avoir plus de douleur
Sans y penser je me trouve hors de peine.
Puis quand je crois ma joie etre certaine,
et etre au haut de mon désiré heur,
Il me remet en mon premier malheur.
[Louise Labé, 1555]
A bientot mes amis...
06 gennaio 2007
carbone...
