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26 febbraio 2008

pillole di saggezza...

 
"Se un paese non produce ricchezza non può redistribuire solidarietà"
 
(Pierferdinando Casini - Ballarò del 26 febbraio 2008)

01 dicembre 2007

e di sicuro ci sarà tempo...

Allora andiamo, tu ed io,
Quando la sera si stende contro il cielo
Come un paziente eterizzato disteso su una tavola;
Andiamo, per certe strade semideserte,
Mormoranti ricoveri
Di notti senza riposo in alberghi di passo a poco prezzo
E ristoranti pieni di segatura e gusci d'ostriche;
Strade che si succedono come un tedioso argomento
Con l'insidioso proposito
Di condurti a domande che opprimono...
Oh, non chiedere « Cosa? »
Andiamo a fare la nostra visita.

Nella stanza le donne vanno e vengono
Parlando di Michelangelo.

La nebbia gialla che strofina la schiena contro i vetri,
Il fumo giallo che strofina il suo muso contro i vetri
Lambì con la sua lingua gli angoli della sera,
Indugiò sulle pozze stagnanti negli scoli,
Lasciò che gli cadesse sulla schiena la fuliggine che cade dai camini,
Scivolò sul terrazzo, spiccò un balzo improvviso,
E vedendo che era una soffice sera d'ottobre
S'arricciolò attorno alla casa, e si assopì.

E di sicuro ci sarà tempo
Per il fumo giallo che scivola lungo la strada
Strofinando la schiena contro i vetri;
Ci sarà tempo, ci sarà tempo
Per prepararti una faccia per incontrare le facce che incontri;
Ci sarà tempo per uccidere e creare,
E tempo per tutte le opere e i giorni delle mani
Che sollevano e lasciano cadere una domanda sul tuo piatto;
Tempo per te e tempo per me,
E tempo anche per cento indecisioni,
E per cento visioni e revisioni,
Prima di prendere un tè col pane abbrustolito


Nella stanza le donne vanno e vengono
Parlando di Michelangelo.

E di sicuro ci sarà tempo
Di chiedere, « Posso osare? » e, « Posso osare? »
Tempo di volgere il capo e scendere la scala,
Con una zona calva in mezzo ai miei capelli -
(Diranno: « Come diventano radi i suoi capelli! »)
Con il mio abito per la mattina, con il colletto solido che arriva fino al mento,
Con la cravatta ricca e modesta, ma asseríta da un semplice spillo -
(Diranno: « Come gli son diventate sottili le gambe e le braccia! »)
Oserò
Turbare l'universo?
In un attimo solo c'è tempo
Per decisioni e revisioni che un attimo solo invertirà


Perché già tutte le ho conosciute, conosciute tutte: -
Ho conosciuto le sere, le mattine, i pomeriggi,
Ho misurato la mia vita con cucchiaini da caffè;
Conosco le voci che muoiono con un morente declino
Sotto la musica giunta da una stanza più lontana.
Così, come potrei rischiare?
E ho conosciuto tutti gli occhi, conosciuti tutti -
Gli occhi che ti fissano in una frase formulata,
E quando sono formulato, appuntato a uno spillo,
Quando sono trafitto da uno spillo e mi dibatto sul muro
Come potrei allora cominciare
A sputar fuori tutti i mozziconi dei miei giorni e delle mie abitudini? .
Come potrei rischiare?
E ho già conosciuto le braccia, conosciute tutte -
Le braccia ingioiellate e bianche e nude
(Ma alla luce di una lampada avvilite da una leggera peluria bruna!)
E' il profumo che viene da un vestito
Che mi fa divagare a questo modo?
Braccia appoggiate a un tavolo, o avvolte in uno scialle.
Potrei rischiare, allora?-
Come potrei cominciare?

. . . . . . . . . . . .

Direi, ho camminato al crepuscolo per strade strette
Ed ho osservato il fumo che sale dalle pipe
D'uomini solitari in maniche di camicia affacciati alle finestre?...

Avrei potuto essere un paio di ruvidi artigli
Che corrono sul fondo di mari silenziosi

. . . . . . . . . . . . .

E il pomeriggio, la sera, dorme così tranquillamente!
Lisciata da lunghe dita,
Addormentata... stanca... o gioca a fare la malata,
Sdraiata sul pavimento, qui fra te e me.
Potrei, dopo il tè e le paste e, i gelati,
Aver la forza di forzare il momento alla sua crisi?
Ma sebbene abbia pianto e digiunato, pianto e pregato,
Sebbene abbia visto il mio capo (che comincia un po' a perdere i capelli)
Portato su un vassoio,
lo non sono un profeta - e non ha molta importanza;
Ho visto vacillare il momento della mia grandezza,
E ho visto l'eterno Lacchè reggere il mio soprabito ghignando,
E a farla breve, ne ho avuto paura.

E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto,
Dopo le tazze, la marmellata e il tè,
E fra la porcellana e qualche chiacchiera
Fra te e me, ne sarebbe valsa la pena
D'affrontare il problema sorridendo,
Di comprimere tutto l'universo in una palla
E di farlo rotolare verso una domanda che opprime,
Di dire: « lo sono Lazzaro, vengo dal regno dei morti,
Torno per dirvi tutto, vi dirò tutto » -
Se una, mettendole un cuscino accanto al capo,
Dicesse: « Non è per niente questo che volevo dire.
Non è questo, per niente. »
E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto,
Ne sarebbe valsa la pena,
Dopo i tramonti e i cortili e le strade spruzzate di pioggia,
Dopo i romanzi, dopo le tazze da tè, dopo le gonne strascicate sul pavimento
E questo, e tante altre cose? -
E' impossibile dire ciò che intendo!
Ma come se una lanterna magica proiettasse il disegno dei nervi su uno schermo:
Ne sarebbe valsa la pena
Se una, accomodandosi un cuscino o togliendosi uno scialle,
E volgendosi verso la finestra, dicesse:
« Non è per niente questo,
Non è per niente questo che volevo dire. »

. . . . . . . . . . .

No! lo non sono il Principe Amleto, né ero destinato ad esserlo;
Io sono un cortigiano, sono uno
Utile forse a ingrossare un corteo, a dar l'avvio a una scena o due,
Ad avvisare il principe; uno strumento facile, di certo,
Deferente, felice di mostrarsi utile,
Prudente, cauto, meticoloso;
Pieno di nobili sentenze, ma un po' ottuso;
Talvolta, in verità, quasi ridicolo -
E quasi, a volte, il Buffone.

Divento vecchio... divento vecchio...
Porterò i pantaloni arrotolati in fondo.

Dividerò i miei capelli sulla nuca? Avrò il coraggio di mangiare una pesca?
Porterò pantaloni di flanella bianca, e camminerò sulla spiaggia.
Ho udito le sirene cantare l'una all'altra.

Non credo che canteranno per me.

Le ho viste al largo cavalcare l'onde
Pettinare la candida chioma dell'onde risospinte:
Quando il vento rigonfia l'acqua bianca e nera.

Ci siamo troppo attardati nelle camere del mare
Con le figlie del mare incoronate d'alghe rosse e brune
Finché le voci umane ci svegliano, e anneghiamo.

23 aprile 2007

A Gianluca e Adele



Il mio amico ingrato
ha trovato amore e s'è sposato
mi guardava e sorrideva
aveva riso in bocca e in cielo
e tutto intorno al suo bel velo
lei abbracciava il mondo intero
noi, vecchi amici dignitosi
rassettati per gli sposi

poco importa se i cognati
sono tutti separati
poco importano i dolori
non son spine senza fiori
vino ed ostriche guarnite
ma ho male a un fianco e la colite
è dura amarsi a pranzo e cena
senza un massaggio per la schiena

Vedo e penso avanti a Dio
avrei voluto andarci anch'io
un sogno amato, accarezzato
un inganno al celibato
e invece affoga nel palato
l'ultima notte che ho passato
fumo e baci da bar
stracci nel letto
vetri nel petto
Geffer, pillole e goldoni
son souvenir delle stagioni
che hanno il vuoto dentro il frigo,
che hanno il Maalox per amico

un amico che è sposato
mangerò il suo minestrone
aspetterò la primavera
e i suoi confetti di virtù...

[Vinicio Capossela - Il mio amico ingrato - (Camera a Sud, 1994)]

25 gennaio 2007

Passione

Si può davvero conoscere senza amare ? Si può invece amare qualcosa o qualcuno/a senza cercare di conoscerlo/a ? In cosa si differenzia l'approccio maturo di chi ha esperienza delle cose di questo mondo da quello impulsivo e frutto della passione immanente tipico del neofita, di chi ha meno anni e meno esperienze ?
Il sopirsi della passioni in favore di una apparente serena (...) pacatezza, che non si fa scalfire da preoccupazione, impulsi, rabbia, indignazione, entusiasmo, è segno di maturità e di saggezza ? O piuttosto malcela la rinuncia ?
 
[...] Passione: poche parole sono così insistite e costanti in tutte le opere di Pasolini, così importanti per avvicinarsi al suo modo di vedere. La passione è ciò che scaglia violentemente contro le cose, ciò che fa si che la vita sia un sentire, è il rapporto forte e senza ripari con la vita, il contrario della maturità, del controllo e della saggezza: passione è il nostro essere immersi in una corrente più forte di noi, l'esposizione alla sofferenza che si apre di fronte ad un sentire senza muretti di protezione e senza mediazioni. Nelle Ceneri, ma non solo lì, la passione si annuncia laddove vivere è tremare. La vita arriva attraverso le vibrazioni ed essere nel mondo significa esserci in primo luogo con il corpo, comunicare attraverso di esso con gli altri, ascoltare e farsi ascoltare attraverso quei tremiti che trasmettono, per dirla con Hegel, con fisica nobiltà "l'anima dei corpi". Anche laddove questo tremito ha qualcosa di vile e di turpe, non ci si deve sottrarre e bisogna ascoltare la vita anche laddove essa arriva attraverso la configurazione sformata del "pianto della scavatrice".
Dall'altra parte della passione stanno, come un peccato, la distanza, la contemplazione e la rassegnazione (la "terribile parola"), l'apatia. Dalla passione ci si allontana con l'età e con la ragione: gli anni riducono la nostra capacità di reagire tremando al mondo e la ragione trasforma il bruciore della passione in volontà di distanza e di controllo. Crescere è questo apprendere
 
        a diffondermi, a offendere, ad avere
        il mondo davanti agli occhi e non
        soltanto il cuore
 
L'"Esperienza / è ironica durezza", il trasformare in lezione il dolore di ieri, una riduzione della capacità di sentire. E questa distanza la si paga:
 
        Solo l'amare, solo il conoscere
        conta, non l'aver amato,
        non l'aver conosciuto. Dà angoscia
        il vivere di un consumato
        amore. L'anima non cresce più.
 
Amare e conoscere non sono l'uno l'opposto dell'altro, anzi coincidono, non è possibile conoscere senza amare, senza essere attratti: l'opposizione più radicale è invece quella tra l'amore-conoscenza e una sopraggiunta freddezza; il peccato più terribile è l'uso del verbo amare ai soli tempi del passato, l'interporsi della distanza che seduce presentandosi come saggezza, ironia ed umorismo. [...]
 
 
[Franco Cassano - Il Pensiero Meridiano]

21 gennaio 2007

a caso ?

lo ammetto, lo ammetto, il caso non governa le mie scelte, o almeno mi piace credere che non sia così, e quindi non ho preso esattamente il primo libro che mi è capitato davanti, mi sono fatto affascinare dai dorsi più interessanti, per quanto poi l'estrazione semantica 1-2-3-5 (il quattro non c'è ?) partorisca risultati misteriosi... mi sto ovviamente riferendo alla simpatica catena di Sant'Antonio (chè di questo si parla) che mi gira Maat, detta la regola alata, e che colgo volentieri senza rilanciare però, perchè gli altri bloggers degni che conosco sono stati già investiti dell'onere ;-) ad ogni modo chi di voi leggenti e pensanti volesse prendere la palla al balzo può farlo, magari mi lascia un segno... Chissà che queste parole scelte a caso e per espressa volontà non abbiano, combinate e disposte, un loro significato...
 
Allora Vi propino tre scelte, lasciandovi indovinare quale delle tre prediligo:
 
questa alla vita cittadina, a non sottrarsi a nessuno
dei doveri che il possesso della terra impone. Prima
che il pensiero scientifico di liberista e di trentennale
 
[Tommaso Fiore - Un popolo di formiche]
 
Pochi si ricordano di questo rispettabile intellettuale del nostro meridione, Sindaco di Altamura per anni e autore di uno dei più bei reportage di viaggio degno di essere paragonato al più famoso viaggio di Goethe, solo che Tommaso ha usato il treno delle Ferrovie Sud Est che oggi tanti pendolari come me usano per andare a lavorare, dato che le vetture risalgono agli anni 30 e 40 ancora... Uno a cui è stato intitolato un parco letterario qui dietro casa mia, che per la verità è più sfruttato per interessi corporativi ed individuali piuttosto che per la promozione dei luoghi del grande Fiore, con i soldi dell'unione Europea. Uno di cui approfondirò la conoscenza assieme ad un altro pallino degli ultimi mesi, l'ex Sindaco di Tricarico assassinato Rocco Scotellaro, amico dell'esiliato (ad Aliano) Carlo Levi, il Levi che ha ritratto su libro e su tela i più bei paesaggi lucani che conosco (basta visitare il Museo di Matera per rendersene conto, mi sembra di ricordare che sia la Pinacoteca Provinciale a Palazzo Lanfranchi). nLa mia edizione di questo libercolo è Universale Laterza, del 1978 (quinterne, carta robusta...).
Nulero due:
 
-male di Scipione) e su cui Sofonisba appoggia la mano
sinistra piuttosto grassottella.
- Che sta facendo, Mateu ? - gli disse calmo mio pa-
 
[Xavier Marias - Un cuore così bianco]
 
certo, due accapo in tre righe non aiutano molto... il libro è un bellissimo racconto di questo novellista spagnolo che richiama il grande Will (detto Shakespeare) in tutti i titoli dei suoi libri. Questo riguarda il metrimonio ed il segreto. Consigliatissimo a chi pensa alla vita matrimoniale prossima ventura, ed al rapporto di coppia in genere, mirabile il dissentire sulla casa artificiosamente costruita. Einaudi (purtroppo Tascabili). Si divora in pochissimo tempo.
 
E tre:
 
-vo. Si risaliva a forza di remo la corrente sotto i ponti, lun-
go le rive murate, e si sbucava tra gli argini e le piante, sot-
to il fianco della collina. La collina sovrastante era bella al
 
[Cesare Pavese - La bella estate]
 
encore plus difficile madames et monsieurs... Premio Strega nel 1950, questo insieme di tre romanzi di Pavese affronta un tema che mi riguarda più da vicino, sono racconti "alla scoperta della città e della società", in cui protagonisti si lasciano affascinare dalla vita e fanno esperienze diverse, come se fosse l'ultima volta, uscendone alla fine a volte vinti a volte vincitori, in ogni caso consapevoli che l'estate sta finendo, disillusi, svuotati. Due mesi dopo il premio Pavese si suicidava. [Oscar Mondadori, Classici Moderni] (ci sono edizioni migliori...).
 
E allora ? che ve ne pare ?
Chi non si accontentasse delle mezze verità, delle parole sfuggenti, delle cose dette e non dette, può saziarsi con questo componimento, che ho rubato qua e là, e che ritrae il mio stato d'animo mutevole di queste ultime settimane...
 

Je vis, je meurs, je me brule et me noie,
J'ai chaud extreme en endurant froidure,
La vie m'est et trop molle et trop dure
J'ai grands ennuis entremelés de joie.

Tout à coup, je ris et je larmoie,
et en plaisir maint grief tourment j'endure;
mon bien s'en va, et à jamais il dure,
tout en un coup je sèche et je verdoie.

Ainsi Amour inconstamment me mène.
Et quand je pense avoir plus de douleur
Sans y penser je me trouve hors de peine.

Puis quand je crois ma joie etre certaine,
et etre au haut de mon désiré heur,
Il me remet en mon premier malheur.

[Louise Labé, 1555]

 

 

A bientot mes amis...

08 dicembre 2006

........, brava gente

... Ora è triste cosa a dirsi, ma non per questo meno vera, che in Italia l'educazione dell'uomo, la formazione della cellula morale base - l'individuo -, è ancora in gran parte da fare. Difetta nei più, per miseria, indifferenza, secolare rinuncia, il senso geloso e profondo della autonomia e della responsabilità. Un servaggio di secoli fa sì che l'italiano medio oscilli ancora oggi tra l'abito servile e la rivolta anarchica. Il concetto della vita come lotta e missione, la nozione della libertà come dovere morale, la consapevolezza dei propri limiti ed altrui, difettano. Gli italiani hanno più spesso l'orgoglio della loro persona, nei suoi valori e rapporti esterni, che della loro personalità. La loro vita intima è ricchissima, ma unilaterale; ricchissima soprattutto nella sfera sentimentale, in cui erompe in forme istintive ed esasperate. La pacata riflessione sui massimi problemi della vita, l'abitudine al commercio col proprio foro interno, quel fecondo tormento spirituale che crea lentamente tutto un prodigioso mondo interiore che solo può dare la coscienza di sè come unità distinta ed autonoma, mancano nei più. L'educazione  cattolica - pagana nel culto e dogmatica nella sostanza - e la lunga serie dei paterni governi hanno esentato per secoli gli italiani dal pensare in persona prima. La miseria ha fatto il resto. Ancor oggi l'italiano medio abbandona alla Chiesa la sua autonomia spirituale; ed ora si vede costretto ad abbandonare allo Stato, elevato al rango di fine, anche la sua dignità di uomo, degradato a semplice mezzo. Disposto alla servitù nel dominio della coscienza, lo si forza ora alla servitù nel dominio sociale e politico. Logica conclusione di un processo di passive rinunzie.
 
Carlo Rosselli [Socialismo liberale] (Parigi, 1930)

12 novembre 2006

Le mie cose preferite

Raindrops on roses ad whiskers on kittens,
bight copper kettles and warm woolen mittens,
brown paper packages tied up with strings,
these are a few of my favourite things.
Cream colored ponies and crisp apple strudels,
doorbells and sleighbells and schnitzel with noodels
wild geese that fly with the moon on their wings,
these are a few of my favourite things.
Girls in white dresses with blues satin sashes,
snowflakes that stay on my nose and eyelashes,
silver white winters that melt into springs.
These are a few of my favourite things.
When the dog bites,
when the bee sings,
when I'm feeling SAD,
I simply remember my favourite things,
and then I don't feel
so
bad.
 
[Oscar Hammerstein II & Richards Rodgers]

04 novembre 2006

Jade Visions

L'dea del mare non mi ha mai molto affascinato come accade a chi ci vive, sul mare, e non può fare a meno di vederlo, interrogarlo, avvicinarsi, come se per sapere che camicia mettersi stamattina fosse necessario sapere di che colore è, il mare, oggi, se è increspato, turbato, calmo, azzurro, blu intenso, verde, o grigio come le nubi... è fascinoso questo legame, che per noi che viviamo sul Mediterraneo vuole dire in genere una cosa precisa: il nostro mare non è il mare dell'infinito di Ulisse, il mare del libero ad ogni costo, di chi lascia radici e legami e vive del suo guscio di noce e basta, è un mare in mezzo alle terre, che porta al confronto con l'altro, il diverso, l'ospite, il mercante, il saraceno, il turco di "mamma li turchi", è il punto di incontro, la frontiera che divide ed unisce, e questo fa parte integrante del carattere di noi pugliesi che siamo individualisti quanto basta perché abbiamo sempre la possibilità di partire ed andare altrove verso quello che non conosciamo ma sappiamo che è lì dietro, ma siamo anche accoglienti e ospitali, cordiali e amici di tutti perché siamo abituati all'incontro con lo straniero. Lo straniero che non è, che non c'è, perché a Bari nessuno è straniero; il mio sangue è insieme dei Peuceti, dei Longobardi, per la maggior parte, ed in parte minore dei Normanni, degli Spagnoli, dei Turchi, e dei Francesi, per guardare ai tempi più recenti. Lo so perché questa è la storia della mia famiglia. Il nostro Mare, il mare nostrum ovvero il mare joni, lo Ionio, che in Arbereshe vuol dire appunto nostro, è il mare della accoglienza e dell'incontro con l'altro. Da Otranto i monti del Montenegro sembrano a portata di remo, da Peschici la Croazia sembra un'isola per vele come lenzuoli, sono pochi kilometri che a farli in auto ci vorrebbe un'ora soltanto, e questo è quello che viviamo dentro. Ma il mare è anche partire, lasciare ciò che ci sta stretto per cercare fortuna altrove, altr'ove, ove è altro. Il giorno che la goccia trabocca dal vaso, quando il nostro mondo ci stringe nella morsa, il cielo è grigio, la mano che ti stringe la bocca dello stomaco è più cattiva del solito, il vuoto nel petto è più presente, la barca è il solo pensiero, andare davanti senza strade, approdare non sai dove è la cosa che ti lascia ancora sognare qualcosa di diverso... il sogno, l'aspirare con passione all'ideale si materializza in quella enorme (infinita ?) distesa di acqua e di vite che si incrociano.
In uno di quei giorni, lui, disse:

Chiamatemi Ismaele.
Alcuni anni fa - non importa esattamente quanti - avendo in tasca poco denaro, o forse non avendone affatto, e non avendo nulla di particolar che mi trattenesse a terra, pensai di andarmene un poco per mare, a vedere la parte del mondo coperta dalle acque. E' il sistema che uso per scacciare la tristezza e tenere sotto controllo la circolazione. Ogni qual volta m'accorgo che mi si va formando intorno alla bocca una piega arcigna; quando sulla mia anima scende un umido, piovigginoso novembre; quando mi sorprendo a sostare involontariamente davanti ai negozi di casse da morto e a seguire ogni funerale che incontro; e specialmente quando l'ipocondria prende il sopravvento su di me a un punto tale da far sì che debba ricorrere ad un forte principio morale per impedirmi di scendere deliberatamente in strada a far saltar via il cappello dalla testa della gente... allora giudico che sia giunto il momento di andar per mare il più presto possibile. E' il mio surrogato della pistola e della pallottola. Catone, compiendo un bel gesto filosofico, si getta sulla sua spada; io, tranquillamente, m'imbarco. In questo non c'è nulla di strano. Se solo lo sapessero, tutti quanti gli uomini, ognuno a proprio modo, prima o poi nutrirebbero per l'oceano più o meno gli stessi sentimenti che provo io.

Herman Melville [Moby Dick]

21 ottobre 2006

Parole altrui: l'arte di saper camminare


Bisogna essere lenti come un vecchio treno di campagna e di contadine vestite di nero, come chi va a piedi, e vede aprirsi magicamente il mondo, perchè andare a piedi è sfogliare il libro e invece correre è guardarne soltanto la copertina. Bisogna essere lenti, amare le soste per guardare il cammino fatto, sentire la stanchezza conquistare come una malinconia le membra, invidiare l'anarchia dolce di chi inventa di momento in momento la strada.
Bisogna imparare a star da sè ed aspettare in silenzio, ogni tanto esser felici di avere in tasca soltanto le mani....


Franco Cassano [Il Pensiero Meridiano]

10 settembre 2006

Parole altrui: l'arte di lasciarsi conoscere

    Gli uomini che inseguono una moltitudine di donne possono facilmente essere distinti in due categorie. Gli uni cercano in tutte la donna dei loro sogni, un'idea soggettiva e sempre uguale. Gli altri sono mossi dal desiderio di impadronirsi dell'infinita varietà del mondo femminile oggettivo.
    L'ossessione dei primi è lirica: nelle donne essi cercano se stessi, il proprio ideale, e sono sempre e continuamente delusi perchè l'ideale, com'è noto, è ciò che non è mai possibile trovare. Poichè la delusione che li spinge da una donna all'altra dà alla loro incostanza una sorta di scusa romantica, molte donne sentimentali sono commosse dalla loro ostinata poligamia.
    L'altra ossessione è un'ossessione epica e in essa le donne non trovano nulla di commovente: l'uomo non proietta sulle donne alcun ideale soggettivo, perciò ogni cosa lo interessa e nulla può deluderlo. E proprio questa incapacità di rimanere delusi ha in sè qualcosa di scandaloso. Agli occhi della gente, l'ossessione del donnaiolo epico appare senza riscatto (senza il riscatto della delusione).
    Poichè il donnaiolo lirico insegue sempre lo stesso tipo di donna, nessuno si accorge che egli cambia amante; gli amici gli causano continui malintesi, perchè non sono capaci di distinguere le sue amiche e le chiamano tutte con lo stesso nome.
    Nella loro caccia alla conoscenza, i donnaioli epici (e a questa categoria appartiene ovviamente Tomas) si allontanano sempe più dalla bellezza femminile convenzionale, della quale si stancano presto, e finiscono irrimediabilmente per diventare dei collezionisti di curiosità. Essi se ne rendono conto, ne provano un po' di vergogna e, per non mettere gli amici in imbarazzo, non si mostrano in pubblico con le loro amanti.
 
 
Milan Kundera - L'insostenibile leggerezza dell'essere

02 luglio 2006

Je voudrais pas crever

Je voudrais pas crever
Avant d'avoir connu
Les chiens noir du Mexique
Qui dorment sans rever
Les singes à cul nu
Dèvoreurs de tropiques
Les araignées d'argent
Au nid truffé de bulles
Je voudrais pas crever
Sans savoir si la lune
Sous son faux air de thune
A un coté pointu
Si le soleil est froid
Si les quatre saisons
Ne sont vraiment que quatre
Sans avoir essayé
De porter une robe
Sur les grands boulevards
Sans avoir regardé
Dans un regard d'égout
Sans avoir mis mon zobe
Dans des coinstots bizzarres
Je voudrais pas finir
Sans connaitre la lèpre
Ou les sept maladies
Qu'on attrape là-bas
Le bon ni le mauvais
Ne me fairent de peine
Si si si je savais
Que j'en aurai l'étrenne
Et il y a z aussi
Tout ce que je connais
Tout ce que j'apprécie
Que je sait qui me plait
Le fond vert de la mer
Où valsent les brins d'algue
Sur la sable ondulé
L'herbe grillée de juin
La terre qui craquelle
L'odeur des conifères
Et les baisers de celle
Que ceci que cela
La belle qui voilà
Mon Ourson, l'Ursula
Je voudrais pas crever
Avant d'avoir usé
Sa bouche avec ma bouche
Son corps avec mes mains
Le reste avec mes yeux
J'en dis pas plus faut bien
Rester révérencieux
Ja voudrais pas mourir
Sans qu'on ait inventé
Les roses éternelles
La journée de deux heures
La mer à la montaigne
La montaigne à la mer
La fin de la doleur
Les journaux en coleurs
Tous les enfants contents
Et tant de troucs encore
Qui dorment dans les cranes
Des géniaux ingeniéurs
Des jardiniers joviaux
Des sociaux socialistes
Des urbains urbanistes
Et des pensifs penseurs
Tant de choses à voir
A voir et à z-entendre
Tant de temps à attendre
A chercher dans le noir
 
Et moi je vois la fin
Qui grouille et qui s'amène
Avec sa gueule moche
Et qui m'ouvre ses bras
De grenouille bancroche
 
Je voudrais pas crever
Non monsieur non madame
Avant d'avoir taté
Le gout qui me tourment
Le gout qu'est le plus fort
Je voudrais pas crever
Avant d'avoir gouté
Le saveur de la mort...
 
[Boris Vian]

10 giugno 2006

The Shadow Line

"   Solo i giovani hanno di questi momenti. Non parlo dei giovanissimi. No. I giovanissimi, per essere esatti, non hanno momenti. E' privilegio della prima gioventù di vivere in anticipo sui propri giorni, in tutta una bella continuità di speranze che non conosce pause nè introspezioni.
    Uno chiude il piccolo cancello della mera fanciullezza ed entra in un giardino incantato. Là perfino le ombre splendono di promesse. Ogni svolta del sentiero ha una sua seduzione. E non perchè sia una terra ignota. Si sa bene che tutta l'umanità ha percorso quella strada. Ma si è attratti dall'esperienza universale da cui ci si attende di trovare una sensazione singolare o personale: un po' di se stessi.
    Si va avanti, allegri e frementi, riconoscendo le orme di chi ci ha preceduto, accogliendo il bene e il male insieme - le rose e le spine, come si dice - la variopinta sorte comune che offre tante possibilità a chi le merita o, forse, a chi ha fortuna. Sì, uno va avanti. E il tempo pure va avanti, finchè ci si scorge di fronte una linea d'ombra che ci avverte di dover lasciare alle spalle anche la regione della prima gioventù.
    Questo è il periodo della vita che può portare i momenti ai quali ho accennato. Quali momenti ? Momenti di tedio, di stanchezza, di scontento. Momenti d'irriflesione."